“L’anno senza estate” di Carlos Del Amor

VJnfpqtCarlos Del Amor è un giornalista ed uno dei volti più noti del telegiornale che viene trasmesso dall’emittente TVE, la televisione pubblica spagnola. In pratica, la nostra Rai. Si occupa principalmente di cinema e cultura.

“L’anno senza estate”, per essere precisi, fu il 1816, durante il quale ci furono delle anomalie climatiche importanti. L’anno senza estate, secondo i meteorologi, sarà anche il 2013, anno nel quale si svolge questa storia.

Ci troviamo in un condominio di Madrid e troviamo il protagonista (che ha quasi tutte le caratteristiche dell’autore di questo libro), che rimane solo, visto che sia i condomini che la portinaia sono partiti per le vacanze.

Un giorno, salendo le scale per rientrare nel suo appartamento trova un enorme mazzo di chiavi: sono tutte le chiavi degli appartamenti del condominio.

La curiosità prende il sopravvento, e decide così di entrare a spiare le vite dei suoi vicini di casa, scoprendo vite tristi, vite strane, vite normali. Viene attratto però da un appartamento in particolare: l’appartamento del signor Simòn, che ogni 20 di settembre, da 30 anni a questa parte, ricorda la moglie defunta con una romantica dedica sul giornale e ritorna.

Cos’è successo alla moglie di Simòn?

Dopo aver fatto qualche ricerca in giro, il protagonista decide di investigare e decide anche di scrivere un libro (è uno scrittore, a proposito) proprio raccontando questa storia.

Leggiamo quindi, in pratica, un libro nel libro, dove non sappiamo dove sia la realtà e dove stia la finzione.

E’ questo il bello de “L’anno senza estate”, è strano, lascia perplessi e personalmente ci ho messo un po’ a capire se mi è piaciuto oppure no.

L’ho trovato geniale, devo dire.

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Liebster Award 2017

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Eccomi qua.

Che bello, anch’io sono stata nominata (per la prima volta, che emozione!) da Baylee del blog La siepe di more, e la ringrazio.

Le regole, sono semplicissime:

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 11 domande
  • Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers
  • Formulare altre 11 domande per i blogger nominati
  • Informare i blogger della nomination

Le domande di Baylee

  1. Qual è la cosa che ami di più del tuo blog? Il mio blog è appena nato, devo ancora capire. Certo è che ho sempre amato i blog, in generale. E’ un po’ come tornare indietro, prima dei social che hanno monopolizzato il mondo. A quando, insomma, si aveva ancora voglia di fermarsi un attimo a scrivere o a leggere qualcosa, con calma.
  2. Hai un mezzo di trasporto (auto, moto…) preferito da un libro/film/serie tv?Non direi.
  3. Ascolti musica mentre leggi? A volte. Solo classica e solo strumentale.
  4. Ti appunti informazioni (citazioni, osservazioni…) mentre leggi? Certamente. E ne sono felice, quando le trovo. Vuol dire che sto leggendo qualcosa che vale la pena leggere. Mi sento fortunata.
  5. È primavera: fiore preferito? Il Myosotis. Quando li vedo, nel prato di casa mia, vuol dire che sta iniziando la bella stagione (o almeno, ci prova). Io, però, questi fiori li ho sempre chiamati “occhi della Madonna”.
  6. Che colore assoceresti alla lettura? Bianco.
  7. Hai fatto qualcosa di scemo che ti va di raccontare durante l’adolescenza?Potrei scrivere un libro. Ma sono uscita sana e salva dall’adolescenza, dai.
  8. Preferisci i personaggi realisti o quelli sognatori? Realisti.
  9. Ti sei mai sentita tradita da un* autore/autrice o da un personaggio?Assolutamente no. Non scrive per me, scrive per tutti.
  10. C’è un argomento che vorresti vedere maggiormente trattato nei romanzi?L’ansia. Come sopravvivere ad essa.
  11. Hai un’app preferita o davvero tanto utile? L’accordatore del violino. Indispensabile.

Ecco, invece, le mie domande:

  1. Qual è il tuo classico preferito?
  2. In quale momento della giornata preferisci leggere?
  3. La tua stagione preferita, nei libri?
  4. L’ultimo libro letto?
  5. Prendi in prestito i libri dalla biblioteca?
  6. Hai mai avuto il “blocco del lettore”?
  7. Ti piace regalare libri?
  8. Quando sei in vacanza, leggi libri “leggeri” o libri “pesanti”?
  9. Sottolinei o evidenzi i tuoi libri?
  10. Libro cartaceo o eReader?
  11. Partecipi a gruppi di lettura “dal vivo” (no on-line)?

Bene, queste sono le domande che giro a questi blog:

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“Non aspettare la notte” di Valentina D’Urbano

Non aspettare la notte_PIATTOValentina D’Urbano è una scrittrice ed illustratrice romana. “Non aspettare la notte” è il suo quarto romanzo.

I protagonisti sono Angelica, una ragazza praticamente sfigurata, dopo un brutto incidente e Tommaso, un ragazzo affetto da una malattia che lo porterà, un giorno, a diventare completamente cieco.

Siamo negli anni ’90 e i due ragazzi si conoscono per caso, nella villa di famiglia di Angelica che si trova a Borgo Gallico, sulle colline toscane, dove Tommaso vive con la sua famiglia.

Si conoscono, si piacciono, si innamorano e non vogliono lasciarsi più. Il loro è un legame fortissimo che non riesce a tenerli lontani per troppo tempo.

Poi un giorno accade qualcosa.

Angelica scopre che Tommaso non ha mantenuto un segreto importantissimo per lei e decide che non lo vuole vedere mai più.

Fine.

Da questo punto (che si trova oltre la metà del libro) tutto cambia completamente.

Mi fermo qui, perchè voglio incuriosirvi e allo stesso tempo, non foglio fare la guastafeste, raccontandovi quello che accade, insomma.

Ho trovato questo libro abbastanza carino, non di più, non di meno.

I colpi di scena, quello che accade, i momenti tristi hanno smesso di stupirmi, dopo aver letto un’intervista alla D’Urbano, nella quale diceva di sentirsi particolarmente vicina a scrittori come Ammaniti e la Mazzantini.

Che a me, non piacciono molto.

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“Sembrava una felicità” di Jenny Offill

sermbrava-una-felicita_recensione_flaneri-com_-381x600Ho deciso di aderire ad un progetto, creato da alcuni YouTubers, chiamato #BooktubeItaliaLeggeIndipendente 

In pratica, chi decide di partecipare, deve scegliere un libro che fa parte del catalogo di una determinata Casa Editrice Indipendente. Ogni mese, ovviamente, la Casa Editrice cambia.

Per il mese di Marzo, toccava alla NNEditore di Milano.

Sono quindi andata sul sito (http://www.nneditore.it/) ed ho iniziato a spulciare il catalogo. Devo dire che ci sono titoli interessanti, quindi vi consiglio di andare a dare una controllata pure voi.

Ho scelto “Sembrava una felicità” di Jenny Offill, una scrittrice che arriva dal Massachusetts e che affascina per il suo modo di scrivere.

E’ un pezzo di vita di una donna che si sposa, diventa mamma ed attraversa una crisi coniugale. E buona parte del libro è incentrata proprio sulla questione “crisi di coppia”.

Le crisi di coppia vanno prese con le pinze. Tutte. Ognuna ha la sua storia e nessuna può essere criticata o giudicata. Ognuno ha il suo punto di vista, ognuno ha una personale idea dell’amore, della fedeltà, della gelosia e della fiducia.

Interessante leggere i momenti iniziali e finali del libro, in prima persona, mentre le pagine dedicate alla “crisi”, in terza persona, come se fosse un’altra persona che sta vivendo quel delicato momento. Strano ma bello.

Il libro mi è piaciuto. E’ un insieme di piccoli e brevi paragrafi, sembra quasi un diario, intervallato da citazioni varie che vanno da Orazio a Fitzgerald, passando per Einstein. La lettura risulta piacevole e scorrevole.

La NNEditore, oltre a questo, ha pubblicato anche “Le cose che restano”. Ci farò un pensierino.

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“Innamorarsi in un giorno di pioggia” di Jojo Moyes

pioggiaHo questo libro da un paio di anni. E mi sembra di ricordare di averlo anche preso in mano, sfogliato letto qualche pagina e rimesso via.

Impossibile. Non posso aver trattato così un libro della Moyes, visto che i suoi libri mi piacciono molto. E’ come essermi accorta di aver usato, che ne so, “Cime tempestose” per regolare il tavolino e fare in modo che non traballi più. Dai, stiamo scherzano?

“Innamorarsi in un giorno di pioggia” (infatti) è stata davvero una bella lettura. Jojo Moyes non mi delude mai (beh, a dire il vero, fossi stata in lei, non avrei scritto “Dopo di te”, ma questi sono punti di vista).

E’ la storia di tre donne, di tre generazioni, di sentimenti mai espressi, di parole non detti, di abbracci non dati.

Vediamo se, a grandi linee, riesco a farvi capire la storia.

Troviamo all’inizio Kate (figlia di Joy e mamma di Sabine) che accompagna la figlia all’imbarcazione per l’Irlanda: andrà da nonna Joy e nonno Edward, mentre lei affronterà l’ennesima separazione dall’ennesimo compagno. Mentre Kate sta vivendo giorni tristi, Sabine dovrà fare i conti con la nuova vita, fatta di tanta campagna, niente telefoni, niente tv, cavalli, nonni strani e di poche parole. Per fortuna incontra anche persone piacevoli come Thom, la Signora H, Annie e il marito Patrick. Pian piano, quindi, Sabine scopre che non è poi male abitare lì e riesce ad instaurare un rapporto con i nonni.

La salute di Edward, però, riporta anche Kate in quella casa. La casa dove, sedici anni prima è fuggita. Capite bene, quindi, che il rapporto tra Kate e Joy non è dei migliori.

Giuro, bastava PARLARE un attimo, e tutto si sarebbe risolto (per tutti: per Joy e Sabine, Joy e Kate, Sabine e Kate… tutti!). Ma probabilmente Jojo Moyes non avrebbe pubblicato nessun libro perché la storia sarebbe terminata dopo una manciata di pagine.

Mi è piaciuta molto la figura di Annie, questa donna “ammaccata” dalla vita, di poche parole, strana e con un grande dolore dentro. Bella persona e ben descritta dalla Moyes.

Ve lo consiglio, questo romanzo. Non di certo un libro indimenticabile, ma nemmeno una perdita di tempo.

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“Casa di mare” di Marco Buticchi

9788830446137_0_0_1533_80“Casa di mare” è la vita di Albino Buticchi. E questa vita, viene raccontata molto bene da Marco, il figlio.

Non sapevo dell’esistenza di Buticchi (le mie informazioni sui personaggi italiani, sono scarse, lo so) fino a quando ho visto questo libro nella rivista che ogni quattro mesi arriva nella mia cassetta della posta, “Il Libraio”. Quando mi arriva, non lo apro subito: attendo il momento perfetto per godermela e sfogliarla con calma, leggendo tutte le trame, per poi scegliere i libri da mettere in wish-list. Ho visto questo, l’ho messo nella lista dei desideri, l’ho ordinato in biblioteca, et voilà.

Albino Buticchi ha avuto una vita piena ed intensa. Una vita da film.

Nasce a Cadimare (da qui, il titolo del libro), un paese in provincia di La Spezia. Durante la giovinezza, assaggia anche il sapore amaro della seconda guerra mondiale, con tanto di deportazione. Attorno agli anni ’60 inizia la sua ascesa e diventa un imprenditore ed un petroliere. Nel 1972 diventa anche presidente del Milan. No, così, per dire.

Uno dei suoi difetti più grandi, che lo accompagnerà – ahimè – fino alla fine, è la sua dipendenza dal gioco d’azzardo. Il gioco d’azzardo è una brutta bestia che, se prende, non risparmia. E non ha risparmiato nemmeno Buticchi.

Non ho “spoilerato” nulla, perché la vita di Albino Buticchi la potete leggere dappertutto, se digitate il suo nome sul web, ma vi consiglio davvero di leggere questo libro. Non solo perché scritto dal figlio, e quindi visto con i suoi occhi, ma perché è interessante, toccante, mai monotono, avventuroso, triste e fa pensare.

Vi lascio un’intervista fatta da Enzo Biagi, ad Albino Buticchi: la potete vedere cliccando qui.

Buona visione.

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“Le interviste impossibili” di Giorgio Manganelli

e40a9fe357585a3184721ac9a3ff70ef_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyE prosegue il mio buon proposito libresco del 2017, cioè quello di non comprare libri, fino a quando non avrò terminato quelli che ho già acquistato. Lo so, è un’impresa quasi impossibile per un lettore (infatti mi sono data qualche “opzione”, tipo gli ordini del Club degli Editori e la biblioteca), ma davvero ho troppi libri che mi aspettano. E’ ora di affrontarli e farla finita. Se non altro, l’anno prossimo (ho detto che è un buon proposito del 2017, e basta) quando comprerò un libro, so che lo leggerò a breve.

Ma passiamo al libro protagonista di questo post.

“Le interviste impossibili”, originariamente, era una trasmissione radiofonica della Rai, trasmessa dal 1973 al 1975 (se volete saperne di più, cliccate qui). E’ stato Giorgio Manganelli a metterle “nero su bianco”, ed è diventato subito un successo.

Siamo in una specie di aldilà, non so come l’intervistatore sia potuto andare fino a lì, ma ci è riuscito (spero non nel classico dei modi). Provate a pensare per un momento di poter parlare con personaggi come Dickens, Casanova, Nostradamus o De Amicis. Di poter scoprire i pensieri e i punti di vista di questi famosi personaggi che hanno lasciato un segno nella storia. Sarebbe una cosa meravigliosa.

Visto che non si può, ci limitiamo ad inventare quello che potrebbero dire e, “Le interviste impossibili” ci riesce magnificamente e con arguzia.

Un libricino che vi consiglio.

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“L’amante di Lady Chatterley” di David H. Lawrence

9788807900624_quartaQuesto libro non l’ho letto, ma ascoltato (vi lascio il link che porta all’audiolibro, se vi interessa, qui).

Se invece cliccate qui, troverete un’interessante analisi di Paola Splendore (studiosa di letteratura del Novecento), relativa al processo che si concluse il 2 Novembre del 1960, contro la Penguin Books, la Casa Editrice che pubblicò per la prima volta la versione integrale del libro.

E’ proprio grazie a quest’ultima analisi che sono riuscita ad andare avanti con l’ascolto del romanzo. Se non l’avessi trovata, probabilmente mi sarei fermata dopo una manciata di capitoli, concludendo con un “Ma che è?”.

Se non si conosce il motivo per il quale Lawrence ha scritto “L’amante di Lady Chatterley”, si rischia di rilegare questo libro, scritto nel 1928, a livello “Harmony spinto”.

Si parla di sesso, si fa sesso, si discute di sesso, di uomini, di donne e di società.

Le parti “intime” del corpo umano, vengono chiamate nei modi più rozzi e volgari. Non so quanto ne valga la pena. Di certo, la volgarità non mi piace, in nessuna delle sue forme. Si fatica a chiamare “amore” il rapporto tra Lady Chatterley e Mellors, davvero non ci si riesce; forse perché ho letto troppi romanzi rosa (mea culpa).

Infine, le pagine e pagine di discorsi infiniti – al limite del paranoico – dell’allegra combriccola composta Clifford Chatterley ed i suoi amiconi: dialoghi e, soprattutto, pensieri e prese di posizione, pronti da inscatolare e portare ad un bravo psichiatra.

Detto questo, io comunque consiglio la lettura di questo libro solo per il fatto che ci troviamo davanti ad un classico della letteratura.

Ed ai classici, non si dice mai di no.

 

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“Fall River e altri racconti” di John Cheever

img6Ho scovato questo libricino all’interno della scatola del bookcrossing che si trova nello studio medico del mio dottore. Ero lì per una visita e, nell’attesa, mi sono messa a sfogliarlo, per poi metterlo in borsa e portarmelo a casa.
Non conoscevo William John Cheever, ma ho scoperto essere stato riconosciuto come uno degli scrittori più importanti del Novecento americano, e ricordato soprattutto per i racconti brevi. Ha vinto nel 1958 (ma anche nel 1978 e nel 1981) il “National Book Award” per la narrativa e nel 1979, il “Premio Pulitzer” per la narrativa.
Mica il primo che passa, insomma.
Adoro i racconti brevi, ogni tanto me li concedo, quando non ho voglia di intraprendere lunghe letture.
“Fall River e altri racconti” è appunto una raccolta di quattro brevi storie (“Fall River”, “Di passaggio”, “Pranzo di famiglia” e “L’opportunità”) senza colpi di scena, senza forzati “lieto fine”. Semplici, reali, sinceri.
Si respira l’America degli anni ’30, il periodo della depressione, i sogni infranti delle persone ma la forza di uscirne a testa alta.
Mi è rimasto impresso un passaggio, all’interno del racconto intitolato “Di passaggio”, dove rivedo i desideri dei giovani di allora che, come una ruota che gira, sono gli stessi dei giovani di oggi:

“Il successo dipende dalla tua generazione, perché se c’é qualcuno che ha il diritto di chiedere vendetta o giustizia questi sono i giovani. E ce ne sono venti milioni”, disse, venti milioni di persone della tua età che si girano i pollici in ristoranti, agenzie di collocamento, stanze ammobiliate, pullman o, peggio ancora, a casa, ad ascoltare la radio e leggere e rileggere i giornali. La giovinezza è preziosa e irritrattabile. E nessun uomo, qualsiasi sia il suo coraggio, può restare con le mani in mano e vivere giorno dopo giorno una vita che non ha nulla di intenso e giusto.”

“E’ un mondo marcio e ce ne siamo resi conto tutti. Il marciume pervade ogni cosa. Non ci resta che cambiarlo. E’ semplice come il desiderio di mangiare, bere e vivere. Se un uomo, qualsiasi sia il suo coraggio o la forza, si ritrova con mani e piedi legati è naturale che provi a liberarsi. Il mondo è lento a imparare, ma la gente prima o poi impara. Come possono esimersi dall’imparare?”

Credo che, prima o poi, leggerò altro di questo scrittore.

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“Se l’amore fosse così semplice” di Jill Mansell

5281184_223712Va bene che è un romanzetto, va bene che non avevo aspettative, va bene tutto, ma la trama di questo libro potrei accettarla solo se fosse la bozza del racconto di una mia amica che ama scrivere, ma è evidente che non diventerà mai la sua fonte di reddito.
Troppi personaggi, troppe storie in un solo libro. Se non sei in grado di gestire il tutto, lascia perdere.
Parte anche bene, con la protagonista Lara che, dopo diciott’anni ritorna a Bath (località citata spesso nei libri di Jane Austen, tra l’altro) con la figlia Gigi, perché è diventata proprietaria della casa dalla quale è stata cacciata da suo padre (sarà veramente suo padre? Lo scoprirete solo leggendo) e dalla sua matrigna Janice, all’età di sedici anni.
Già questo fatto mi lascia un tantino perplessa. Come fa un padre a cacciare di casa la figlia non ancora maggiorenne, solo perché è l’ennesima volta che torna a casa tardi la sera? Allora i miei genitori avrebbero dovuto cacciare anche me!
Padre e figlia non si sono più sentiti per tutti questi anni e alla morte di papà, Lara ritorna.
Qui incontra Flynn, il suo ex fidanzatino e soprattutto il padre di Gigi. Ecco. Solo che lui non lo sa, perché Lara ha pensato bene (presumo, d’accordo con zia Nettie, la persona che ha accolto Lara quando è stata cacciata di casa. Un genio) di tenerlo all’oscuro da tutto questo. Che gente responsabile.
Non vi dico più nulla su questa storia, altrimenti vi rovino la sorpresa.
Troviamo poi il terzetto Evie-Joel-Ethan. Evie ha abbandonato sull’altare Joel che però, dispiaciuto, vuole (e ci riuscirà?) riconquistarla in tutti i modi, anche se Evie nel frattempo ha conosciuto Ethan.
Infine troviamo l’inutile storia che ha rovinato tutto il libro. Pagine e pagine, capitoli e capitoli che sono serviti solamente – a mio parere – a distrarre il lettore. Sto parlando di Enjay, rapper di successo mondiale, e Harry, sfigato imprenditore, proprietario di un piccolo laboratorio di camicie.
Insomma, a mio parere ci sono troppe cose in questo libro.
Se l’autrice si fosse concentrata meglio sulle storie di Lara e Evie, sforzandosi un po’ di più, sarebbe uscito anche un bel romanzetto.
Ma ha voluto strafare, e questo è il risultato.

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