“Fall River e altri racconti” di John Cheever

img6Ho scovato questo libricino all’interno della scatola del bookcrossing che si trova nello studio medico del mio dottore. Ero lì per una visita e, nell’attesa, mi sono messa a sfogliarlo, per poi metterlo in borsa e portarmelo a casa.
Non conoscevo William John Cheever, ma ho scoperto essere stato riconosciuto come uno degli scrittori più importanti del Novecento americano, e ricordato soprattutto per i racconti brevi. Ha vinto nel 1958 (ma anche nel 1978 e nel 1981) il “National Book Award” per la narrativa e nel 1979, il “Premio Pulitzer” per la narrativa.
Mica il primo che passa, insomma.
Adoro i racconti brevi, ogni tanto me li concedo, quando non ho voglia di intraprendere lunghe letture.
“Fall River e altri racconti” è appunto una raccolta di quattro brevi storie (“Fall River”, “Di passaggio”, “Pranzo di famiglia” e “L’opportunità”) senza colpi di scena, senza forzati “lieto fine”. Semplici, reali, sinceri.
Si respira l’America degli anni ’30, il periodo della depressione, i sogni infranti delle persone ma la forza di uscirne a testa alta.
Mi è rimasto impresso un passaggio, all’interno del racconto intitolato “Di passaggio”, dove rivedo i desideri dei giovani di allora che, come una ruota che gira, sono gli stessi dei giovani di oggi:

“Il successo dipende dalla tua generazione, perché se c’é qualcuno che ha il diritto di chiedere vendetta o giustizia questi sono i giovani. E ce ne sono venti milioni”, disse, venti milioni di persone della tua età che si girano i pollici in ristoranti, agenzie di collocamento, stanze ammobiliate, pullman o, peggio ancora, a casa, ad ascoltare la radio e leggere e rileggere i giornali. La giovinezza è preziosa e irritrattabile. E nessun uomo, qualsiasi sia il suo coraggio, può restare con le mani in mano e vivere giorno dopo giorno una vita che non ha nulla di intenso e giusto.”

“E’ un mondo marcio e ce ne siamo resi conto tutti. Il marciume pervade ogni cosa. Non ci resta che cambiarlo. E’ semplice come il desiderio di mangiare, bere e vivere. Se un uomo, qualsiasi sia il suo coraggio o la forza, si ritrova con mani e piedi legati è naturale che provi a liberarsi. Il mondo è lento a imparare, ma la gente prima o poi impara. Come possono esimersi dall’imparare?”

Credo che, prima o poi, leggerò altro di questo scrittore.

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Informazioni su L'angolo di Dani

Leggo libri, vivo, piango, rido. Quando posso, penso positivo (ma senza esagerare).
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